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I Tokio Hotel prima dei Tokio Hotel

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1 I Tokio Hotel prima dei Tokio Hotel il Gio Feb 17, 2011 11:37 pm

NicoleTìkey


devilish
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I Tokio Hotel prima dei Tokio Hotel





Prima dei Tokio Hotel, prima del successo internazionale – più o meno meritato, a seconda delle opinioni -, prima delle etichette discografiche, dei tour in giro per il mondo e dei fan urlanti ai concerti, c’erano solo quattro ragazzini.

Agli occhi della gente, adesso il nome “Tokio Hotel” è un sinonimo di capigliature strane, qualche strimpellata ad una chitarra, una voce forse troppo poco potente e tante, troppe, ragazzine urlanti. Una boy band, di quelle che fanno storcere un po’ il naso e a cui nessuno darebbe seriamente premi musicali. Perché la musica seria è altro.

Cosa effettivamente sia la musica seria è sempre oggetto di discussione. Però vi è una sicurezza: non sono loro.

Ma loro sono quattro ragazzi poco più che ventenni che vanno in giro millantando – giustamente - una carriera decennale. Che sia più o meno seria, più o meno rispettabile, più o meno all’altezza di certi standard, è forse un altro discorso. La loro storia, però, non è fittizia.

I Tokio Hotel nascono dieci anni fa, nel momento in cui due gemelli, Bill e Tom Kaulitz, con la passione per la musica – tanto da esibirsi per amici e parenti, prima, e per concorsi scolastici e pub locali, poi – e il nome d’arte di Black Questionmark, incontrano dopo una loro esibizione al Gröninger Bad un altro paio di giovanissimi musicisti, Georg Listing e Gustav Schäfer. L’età in comune e l’interesse per la musica li spingono ad unire le loro forze in un unico progetto musicale. È il 2001, e se da una parte i Black Questionmark pongono fine alla loro breve carriera, dall’altra nascono i Devilish.

Questo è il nome che quattro ragazzini tra i dodici e i quattordici anni scelgono per la loro band. Un nome privo di un vero significato, ma legato piuttosto ad un appellativo affidato alla chitarra di Tom da un giornalista locale in una recensione dedicata ad un’esibizione del gruppo. Diabolica.

Di diabolico, Bill, Tom, Gustav e Georg, avevano ben poco, ma il nome sembrò funzionare. I Devilish iniziano a farsi sentire, letteralmente. Iniziano a comporre le prime musiche e a scrivere i primi testi, sia in tedesco che in un stentato inglese. Iniziano, soprattutto, a pensare seriamente che tutto questo potrebbe essere il loro futuro. Una vera band, fatta di veri strumenti – e non di suoni campionati che Bill era solito azionare da una piccola console, durante le esibizioni con il fratello. L’intesa tra i membri cresce e la voglia di suonare anche.

La voglia di sfondare, di farcela, di uscire dagli schemi della mentalità di provincia, si fa sempre più insistente. Bill, soprattutto, è sempre più preso dalla voglia di evadere da quel paese che sembra ingabbiarlo sempre di più, Loitsche. È nel 2003 che decide di partecipare a Star Search, e nonostante sia un talent show per giovani promesse dal canto, decide di mostrare anche il resto della band nel suo filmato di presentazione al concorso.

L’idea si rivela vincente. È così che il produttore Peter Hoffman li nota ed è così che i Devilish iniziano a fare il salto verso quel qualcosa che l’anno successivo li porterà ad essere i Tokio Hotel, ad avere un contratto discografico prima con la Sony (poi rescisso a causa della fusione dell’etichetta discografica con la BMG) e poi con la Universal Music.

Dal 2005, e dall’uscita di Durch den Monsun (la versione originale, e tedesca, della successiva hit in inglese del 2007, Monsoon), i Tokio Hotel balzano davanti agli occhi di tutti. Fan adoranti da una parte e critici impietosi dall’altra. Ciò che è certo è che, come quasi sempre, la verità forse sta nel mezzo. Ma ciò su cui difficilmente si può discutere è l’oggettività di un inizio tutt’altro che facile o programmato a tavolino dai discografici, di un inizio privo di grandi palcoscenici e luci luminose, di un inizio, insomma, meno da star, ma più da amici. E non è cosa da poco.

Sara Bricchi

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